Visualizzazione post con etichetta MATERIALI/PRODOTTI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta MATERIALI/PRODOTTI. Mostra tutti i post

venerdì 28 giugno 2024

In continua formazione

Donna anomala son io, nella vita ho speso più soldi in concerti, viaggi e corsi di aggiornamento, che in vestiti!

Per non smentirmi, dopo marzo, nelle scorse settimane ho partecipato all'ennesimo corso; la collezione s'è così arricchita de "Il Trattamento dell'Arte su Carta di grande formato: Proposte di intervento e soluzioni conservative" organizzato da Il Prato editore presso l'archivio di Stato di Torino, e tenuto da Laura Barzaghi, stimata collega restauratrice nonchè amica, con cui ho condiviso ricerche e soluzioni lavorative.

Il corso è stato un'immersione totale in materiali innovativi per il restauro di opere d'arte su carta, che vanno a risolvere agevolmente problematiche molte diffuse nel trattamento di opere di elevate dimensioni, come ad esempio lo spianamento o il montaggio. Un upgrade non indifferente di strumenti e materiali che già impiegavo, ma che, sebbene facciano bene il loro lavoro, non mi vergogno nel dire essere stati superati!

Come sempre il corso è stata anche un'opportunità di confrontarmi con altri professionisti del settore, scambiando idee e discutendo casi studio. Lavorare da sola in questo senso rappresenta un grande limite; lo scambio di conoscenze e esperienze (anche di quelle negative) è estremamente arricchente:  la collaborazione e il confronto sono elementi essenziali per la crescita professionale e personale. 

Rientrata dal corso, non vedo l'ora di fare shopping (non di vestiti!!) e impiegare le nuove conoscenze nei miei prossimi progetti.

La continua formazione, la curiosità e il rinnovamento sono fondamentali nel nostro campo, e questo corso è stato un passo importante nel mio percorso professionale in continuo movimento.



venerdì 10 novembre 2023

Guanti o non guanti, questo è il problema!

Anche io, come gran parte dei miei colleghi,  riduco al minimo l'uso dei guanti, anche se in momenti "pubblici generalisti" ciò produce un feedback negativo, come se non fossi professionale. Non è così!

Questo articolo lo spiega bene; molto interessante per gli addetti al lavoro e non

https://www.museumoflondon.org.uk/discover/why-are-you-touching-object-without-gloves-our-conservator-answers?fbclid=IwAR0hrkLqNs3anQelJiobabTgQc5TXtkdcOv6FsLR85B6TgvqFUQWfMJ_8nY

Tra i guanti, oltre a quelli a 5 dita, in cotone e neoprene, ne uso anche un terzo in materiale sintetico molto liscio e a 3 dita, utile ad esempio per quando si ritocca, così da non trascinarsi pigmento.

https://www.instagram.com/p/CPC39iipLU4/?igshid=MWcyMWxkM3gwZ3FtYQ==

venerdì 25 agosto 2017

ADAPT&EVOLVE 2015 - gli atti

Finalmente la pubblicazione degli atti di Adapt & Evolve: East Asian Materials and Techniques in Western Paper, dove, in  "Use of the Korean mulberry paper hanji in book and paper conservation: When a traditional material meets new techniques", sono presenti le sperimentazioni del Group 130° Paper conservator. (Nella Poggi Gaia Petrella  Licia Zorzella Federica Delìa Laura Barzaghi Chiara Fornaciari da Passano Barbara Cattaneo Alessandro Sidoti Diaz Gonzales Elisa, Ortega Boldo Sara ,Pignatti Morano Gianlorenzo, Ruello Stefania, Pagnatti Gianlorenzo, Alessandro Sidoti, Ruello Stefania, Paolo Calvini)

https://icon.org.uk/adapt-evolve-2015-east-asian-materials-and-techniques-in-western-conservation



sabato 8 aprile 2017

MAKING WASHI

Workshop “和紙 (WASHI), un mondo di carta”
L’associazione Fuji in collaborazione con il Maestro Akiyama Nobushige, artista a tutto tondo e specializzato in produzione di washi (carta giapponese) secondo il metodo tradizionale del Giappone, ha organizzato Sabato 8 aprile 2017 un workshop in cui abbiamo avuto la possibilità di conoscere la storia di questo tipo di carta e di produrla con l’aiuto degli strumenti tradizionali.

“In Giappone lo sviluppo della carta avvenne parallelamente alla diffusione del buddismo. Nel VII secolo la necessità di realizzare copie dei testi sacri e le esigenze dell’apparato burocratico del nuovo stato centralizzato alimentarono una forte domanda, tanto che la produzione della carta divenne una questione di rilevanza nazionale. All’inizio dell’VIII secolo fu fondata a Kyoto una manifattura statale di carta (Kamiyain) dove venivano lavorati con le migliori tecniche materie prime selezionate provenienti da ogni regione del paese.
La materia prima per produrre la carta in Giappone si ricava da tre specie vegetali: il kōzo della famiglia dei gelsi, il ganpi e il mitsumata della famiglia delle thymelaeaceae: di queste piante vengono utilizzate le fibre del libro.
Il materiale più diffuso è il kōzo. La sua coltivazione è semplice, i raccolti sono costanti e le fibre, lunghe da 8 a 10 millimetri, sono particolarmente adatte per produrre una carta resistente e durevole: per queste ragioni ancora oggi la maggior parte della carta giapponese washi è prodotta con il kōzo.
Il ganpi, della famiglia delle thymelaeaceae, sin dall’antichità è stata utilizzata per produrre la carta esclusivamente in Giappone; essendo diffice da coltivare ancora adesso si raccolgono esemplari selvatici. Le fibre sono corte, da 3 a 5 millimetri e se ne ricava una carta di grande bellezza, lucente e traslucida, caratterizzata inoltre dalla grana molto fine ma resistente dovuta alla viscosità delle fibre. Nel medioevo la carta di ganpi era chiamata, per il colore che ricorda quello delle uova, torinokokami (“carta dei piccoli di uccello”) ed era definita “la regina delle carte”.
Anche il mitsumata appartiene alle thymelaeaceae. Le fibre sono corte, da 3 a 5 millimetri. Deve il suo nome (“tridente”) alla caratteristica ramificazione. In Giappone è la materia prima principale della produzione di banconote.

RIF. COMUNICATO STAMPA



Chiaramente non ho potuto mancare, ed insieme all'amica cartaia Antonella Fanni, ho finalmente fabbricato un foglio di WASHI! Ora cercherò di farne degli altri impiegando i metodi provati e usando la materia prima recuperata dai ritagli dei vari fogli che normalmente uso e che negli anni ho gelosamente immagazzinato.

Di seguito qualche immagine della bellissima esperienza


BATTITURA DI KOZO
SFIBRATURA DELLE FIBRE DI KOZO


SCOLATURA
RIMOZIONE DEL TELAO


ASCIUGATURA DEL FOGLIO FINITO


domenica 5 febbraio 2017

Clichè verre

Da quando la mia strada ha incrociato il mondo del restauro, gusto e vivo le mostre diversamente; osservo le opere indagando principalmente l'oggetto, perdendo il soggetto. Questo lo recupero solo in un secondo momento. Così la mia attenzione è in primis attirata dagli stati di conservazione, dai montaggi, dai restauri e dalle tecniche d'esecuzione. Acquisisco nuove informazioni, in un continuo e  infinito aggiornamento professionale.

Oggi alla mostra Dada ho incontrato una tecnica a me sconosciuta il clichè verre. Di questa ho trovato un'esauriente descrizione nel blog di http://ginodigrazia.altervista.org/ e che di seguito copio-incollo



La Gravure Diaphane  o Clichés-verre

Cliché Verre è una tecnica fotografica tradizionale, dove un artista di solito attira su di una lastra trasparente (di solito vetro) e quindi espone il risultato su carta fotografica. Il processo di Cliché Verre a cavallo del confine tra fotografia e incisione. disegni, dipinti su vetro in vernice o pittura ad olio, o graffiato in emulsione di una piastra appannata ed elaborata utilizzando un ago dell’ acquaforte. i risultati sono poi stampati o ampliati su carta da stampa fotografica.

Cliché-verre  dal francese, Cliché – vetro”, blocco stampa di vetro e’ una stampa manuale a pressione su una lastre di vetro (acidata) con processi fotochimici. è stato sviluppato intorno al 1855, la tecnica fu utilizzata principalmente da Camille Corot.  Dopo le prime sperimentazioni di Fox Talbot del 1839 e la prima apparizione ufficiale, nel 1851, di una caricatura di George Cruikshank ove era scritto “Etched on Glass” si conoscono le suggestive immagini degli artisti sperimentatori, Corot, Delacroix, i maestri di Barbizon, Rops, gli italiani Fontanesi e Borromeo, relativamente al XIX secolo, Man Ray, Tal Coat, Ernst, Brassaï, Tabard, Hirtzel, Stalder nel XX secolo*.

Il tipo più semplice di processo è da applicare su una lastra di vetro un rivestimento opaco (Ad esempio, asfalto)  e poi su questo strato fare un disegno. Dopo aver posizionato la lastra di vetro (in una camera oscura) su carta fotografica, la luce arriva all’esposizione  solo sui punti esposti, scavati con gli aghi di incisione sul supporto dell’immagine fotosensibile. Il disegno è inciso ed e’ visibile nero su uno sfondo bianco sulla carta fotografica.

Il blocco stampa di vetro (Chiamato anche Incisione Diaphan o cliché verre) è una tecnica grafica usata soprattutto nella metà del 19 secolo, quando tra gli artisti francesi essa era molto popolare.

Si tratta di un ibrido tra fotografia e disegno a mano. I fogli sono stampe fotografiche create da una negativa creata a mano. la produzione di stampe Questo tipo di stampa manuale non è una semplice sostituzione di altre tecniche come l’ acquaforte, la litografia o l’ incisione. La costruzione della piastra negativa è relativamente semplice, ma richiede elevate capacità tecniche per ottenere la produzione di fogli di stampe originali, che non sono né troppo chiare né troppo scure. Un fotografo esperto può – come un  tipografo specializzato nel settore della stampa – influenzare la qualità delle stampe.

Questa tecnica è stata molto popolare specialmente nel gruppo dei pittori paesaggisti di Barbizon, un villaggio nella foresta di Fontainebleau in Francia.

Il suo periodo di massimo splendore fu di breve durata. Rapidamente scomparve dal repertorio dell’artista e sembra che fosse in primo luogo la sperimentazione, il bisogno che ha animato ad usare il cliché verre.

Gli artisti più importanti che hanno usato questa tecnica furono: Camille Corot (circa 66 disegni), Charles-Francois Daubigny (circa 18 disegni), Jean-Francois Millet (due disegni), Eugène Delacroix ( 1 disegno). Nel 20 ° secolo sperimentarono con questa tecnica artisti come Picasso, Man Ray e Brassai.

Per produrre un cliché verre, una lastra di vetro è rivestita con uno strato opaco (spesso di colore scuro, inchiostro o collodio) (Kollodium). Può essere inchiostrata sopra la luce e posizionata su uno sfondo scuro, per meglio seguire il processo creativo.

Il disegno si ottiene graffiando con aghi di incisione sul rivestimento della lastra di vetro. Quando si tracciano le linee del disegno queste appaiono attraverso lo sfondo scuro aperte in bianco e nero.  Nei luoghi incisi la piastra è trasparente. Esposta alla luce su una  lastra di vetro rivestita fotosensibile con o una carta fotografica, il disegno inciso appare in positivo, il disegni e’ capovolto e in questo modo fotochimico puo’ essere riprodotto a piacere.

Nell’accezione originaria lastra di vetro rivestita di vernice nera o dipinta con vernici semitrasparenti o sensibilizzata e sviluppata dopo esposizione uniforme alla luce, sulla quale è possibile disegnare con uno strumento appuntito, successivamente utilizzata quale matrice negativa per stampe fotografiche a contatto o per ingrandimento, combinando manualità e processo fotografico consentendo all’autore di recuperare in toto il proprio ruolo creativo pur misurandosi con la tecnica di stampa fotografica e con le possibilità di esposizione dell’immagine che questa comporta. Messa a punto in lnghilterra tra 1835 e 1839 da William Henry Fox Talbot e dai fratelli W.E.F. Havell con J.T. Willmore, questa tecnica è stata praticata solo a partire dai primi anni cinquanta dell’Ottocento, dopo l’invenzione delle lastre al collodio, in particolare dal pittore J.B.C. Corot e da altri della scuola di Barbizon in Francia e dopo la metà Ottocento da A. Fontanesi e V. Cabianca in Italia. Il cliché-verre è stato più volte reinventato da autori diversi, tra cui Picasso (1932-1937), Brassai (1934-1935), F. Sommer (1857-1980) e dal fotografo italiano Nino Migliori (1950-1970).

Cliché Verre è una combinazione di arte e fotografia. In breve, è un metodo di incisione o, pittura o disegno su una superficie trasparente, come il vetro, carta o pellicola sottile e stampare l’immagine risultante su una carta sensibile alla luce in una camera oscura fotografico. Si tratta di un primo processo praticata da un certo numero di pittori francesi nel corso del 19 ° secolo. Il paesaggista francese pittore Camille Corot era il più noto di questi. Alcuni artisti contemporanei hanno sviluppato tecniche per realizzare una varietà di linea, il tono, la consistenza e il colore attraverso la sperimentazione di film, satinato Mylar , vernici e inchiostri e un vasto assortimento di strumenti per la pittura, incisione, graffio, allo sfregamento e imbrattare.   Cliché Verre è un termine francese. Cliché è un termine di stampa: un cast da lastra di stampa, mentre verre significa vetro.   Cliché Verre è stata una delle prime forme di riproduzione delle immagini prima dell’avvento della macchina fotografica. Come un precursore alla fotografia, Cliché Verre potrebbe rappresentare fedelmente la scena originale, senza le variazioni di tonalità disponibili nel campo della fotografia moderna.

E’ una tecnica fotografica in cui il fotografo incide l’immagine su un pezzo di vetro che è stato affumicato sopra con una candela.   Dopo che l’ artista disegna l’immagine, mette un pezzo di carta fotosensibile su di esso e lo lascia al sole, per cui l’immagine viene trasferita sulla carta. Un certo numero di stampe può essere effettuata utilizzando lo stesso pezzo di vetro.  Quando il vetro non e’ stato inciso, la carta risulterebbe più scura perché era in questi luoghi che la luce è in grado di passare attraverso il vetro e il colore della carta fotosensibile.

Cliché-verre , una tecnica ibrida, al confine tra fotografia e incisione. L’immagine viene disegnata con un bulino o altro strumento appuntito su una lastra di vetro rivestita con uno strato opaco di collodio e collocato su una superficie nera. Ogni colpo rimuove una striscia di collodio, e il disegno appare in nero in cui è esposto il vetro. Quando il disegno è finito, la stampa viene effettuata su carta salata come nella fotografia tradizionale. Il risultato è un disegno riproducibile con mezzi fotografici. La procedura è stata perfezionata c. 1853 dal fotografo francese Eugène Cuvelier (1837-1900), e utilizzato da pittori del Arras e la scuola di Barbizon (compresi amico Cuvelier di Camille Corot, Daubigny, Rousseau e Millet) tra il 1853 e il 1874. Varianti del processo sono stati utilizzati nel 20 ° secolo dal giovane Paul Klee, Man Ray , e Gyorgy Kepes

Questo processo è diminuito in popolarità dal 19 ° secolo, ma è bello vedere che gli artisti contemporanei sono ancora utilizzando questa tecnica. Courtney Johnson ha re-inventato questa tecnica per il 21 ° secolo;. l ‘artista dipinge sul vetro, scansioni in lastra di vetro come un negativo, e stampa poi il pezzo finale come immagine fotografica Nel contesto, l’opera descrive una transizione di tempo. Col passare del tempo il cambiamento paesaggi, i paesaggi di campagna diventata la città-paesaggi. I terreni sono comprato e costruito su. La rielaborazione della tradizionale tecnica Cliché Verre con il progresso tecnologico serve solo per evidenziare il passare del tempo.

Una volta era descritta come “ancella della scienza” ed è stata ignorata  come una forma d’arte valida. L’avvento della rivoluzione industriale era visto come “senz’anima”, così l’arte-forma nasce da nuove scoperte scientifiche e sono state respinte. Per fortuna, la fotografia è ora ampiamente accettata come una forma d’arte, ma prova che la storia dell’arte, della scienza e della fotografia è lungo e complicato.

Il disegno è graffiato su un pezzo di vetro affumicato, che viene posizionata su un foglio di carta sensibile ed esposto alla luce. L’area annerita del vetro funge da inchiostro, proteggendo il foglio sottostante dalla luce, quindi la creazione di linee nere sulla carta.

http://ginodigrazia.altervista.org/una-rara-tecnica-incisoria-il-cliche-verre-la-cosiddetta-gravure-diaphane/

Ammetto che se avessi tra le mani un'opera ottenuta con la tecnica del clichè verre, probabilmente, non la riconoscerei, ma forse, ora, potrei dubitarne l'impiego. L'arte moderna e contemporanea è piena di insidie, non solo per il supporto cartaceo costituito da nuove sostanze, ma anche da altri materiali di sintesi soprammessi: visitare mostre, fiere, studi d'artisti, laboratori d'artigiani, negozi di belle arti ecc.... è pertanto indispensabile per colmare le lacune ed acquisire più informazioni possibili. Non si smette mai di imparare, la curiosità e lo spirito d'osservazione sono parte importante della formazione.



domenica 23 ottobre 2016

A supporto di artisti contemporanei


Da anni collaboro con artisti, per lo più bresciani, a sostegno di montaggi o a dare suggerimenti sull'uso di materiali.

In ultimo, ho svelato la magia dell'umidificazione con gore_tex a Camilla Rossi. 

Qualche settimana fa, ero stata da Lei interepellata per un consiglio, per eseguire l'incollaggio su cartoncino di alcune fotografie, da esporre in occasione della giornata del contemporaneo. Se sugli adesivi non ho aggiunto nulla di nuovo, ho, invece, detto la mia e sorpreso sull'attività preliminare l'incollaggio: l'umidificazione.

Il materiale cartaceo è un prodotto igroscopico, e la maggior parte degli adesivi usati sono liquidi. Al fine di agevolare gli incollaggi, è bene, quindi, umidificare i fogli. Per quest'attività esistono vari metodi, più o meno oculati, spicci o invasivi. Vista la natura dell'immagine, sensibile all'umidità, ho proposto e prestato a Camilla il mio tessuto Gore_tex (in realtà, Sympatex*)

Per i neofiti e i non addetti ai lavori questo nome ricorda l'abbigliamento tecnico-sportivo, con proprietà impermeabili e al tempo stesso traspiranti. Si tratta di un "tessuto" costituito da due diverse componenti, l'una liscia e membracea, l'altra feltrosa. In sintesi, la parte feltrosa assorbe acqua allo stato liquido, che la superficie membranacea trasforma in acqua allo stato gassoso, aumentando così l'umidità relativa dell'ambiente in cui è inserito. Un foglio di carta posto a contatto con la parte liscia, acquisisce umidità pian piano e senza bagnarsi, dilatandosi, s'ammorbisce, e, in questo caso, diviene pronta ad accogliere l'adesivo per l'incollaggio.


*sympatex è la miglior membrana idrofila senza pori (70% poliestere, 30% polietere) leggerissima, ultra-sottile (10 micron). Ha  una capacità di trasmissione del vapore pari a oltre 2500 g/m2 in 24 ore (astm e96-80 method b, mod.).





Oggi, sono stata a vedere il risultato finale: "Nerogamia" (vedi sotto comunicato stampa). Camilla non sbaglia un colpo. Contenta di averla aiutata






Il 15 ottobre 2016, in occasione della Dodicesima Edizione della Giornata del Contemporaneo, evento che vede coinvolti i musei dell'Associazione AMACI e ogni altra istituzione e realtà a livello nazionale che operi nel settore dell’arte contemporanea, nello studio di Camilla Rossi in Contrada delle Cossere 14 A a Brescia verranno presentati alcuni lavori inediti nati dall’unione artistica tra Camilla Rossi e Gianluca Vanoglio. 
Il titolo scelto per questa sinergia artistica è "Nerogamia". In questo lavoro a quattro mani il nero è una membrana che genera una relazione poetica e segnica, espressa con l’utilizzo di materiali e strumenti diversi. "Nerogamia" è unione dei sensi. Una creazione simbolica per guardare, toccare e sentire il nero come stimolo riproduttivo di caducità e immortalità.
Durante la Giornata del Contemporaneo verrà inaugurata l’esposizione, che resterà visitabile su appuntamento fino al 19 novembre 2016



Per informazioni e appuntamenti: 3474094362 
Camilla Rossi Studio di Pittura- Contrada delle Cossere, 14 A
25122 Brescia
www.camillarossi.it
info@camillarossi.it

domenica 17 aprile 2016

acquarello giapponese


Non ho resistito, e al workshop di pittura giapponese ho comprato una confezione di acquarelli. E' così la gamma dei colori da ritocco si amplia, anche se, come sempre, mi spiacerà rovinare una composizione che di per sé è un'opera d'arte!

Pittura giapponese su cartoncino: trova la differenza

Come anticipato nel precedente mio post, ieri pomeriggio ho partecipato al workshop di pittura giapponese, tenuto dall'artista Shoko Okomura*, presso la Galleria dell'Incisione di Brescia.


Due ore e mezza abbondanti per realizzare un ramo di ciliegio in fiore, su cui è poggiato un uccellino, seguendo le dimostrazioni e indicazioni di Shoko e usando le tecniche e i materiali della tradizione giapponese:

- inchiostro di China (Sumi)
- acquarello giapponese
- Gofun, binaco ottenuto dalle conchiglie di ostriche
- Carta giapponese Torinoko-shi applicata su cartoncino Shikishi




L'acquarello giapponese, ricco di pigmento legato con la colla animale, permette di ottenere sia campiture dense, sia molto liquide. La carta utilizzata, molto collata, e la sua applicazione ad un cartoncino, permette un'elevata bagnatura della superficie e la conseguente possibilità di far correre il colore, addensandolo o rendendolo rarefatto, a seconda degli effetti che si voglia ottenere.
I colori, in particolare il Gofun, vengono preparati man mano si dipinge. Questo procedere lento, con pause di riflessione e meditazione, aiutano l'artista a visualizzare il compimento dell'opera e a valutare gesti e intensità dei colori.




Dopo le superiori ho abbandonato velleità artistiche, demotivata dalle mie capacità, ma sono rimasta nell'ambiente, tramutandomi in tecnica dell'arte. Pertanto, pur non avendo fini espressivi, ma di acquisizione delle metodologie e dei materiali, trovo sempre interessante e affascinante partecipare a queste attività di approfondimento. Nel caso dell'ambito orientale, poi, amo poter respirare un po' di quell'aria eterea, tranquillità, e sensibilità, derivate da un profondo patrimonio spirituale che lo caratterizza.







Sul perché è meglio continui a fare la restauratrice lascio la parola alle sottostanti opere, l'una eseguita da Shoko, l'altra da me. Notate qualche differenza?



*Shoko Okomura: vive e lavora a Milano, dove realizza opere su carta e seta, secondo la tecnica tradizionale giapponese. Fa corsi e workshop di pittura, insegnando con grande sensibilità e maestria.
Per info: www.shokookomura.com /  okomura.shoko233@gmail.com

venerdì 11 marzo 2016

Quando far la carta è un lavoro da donna: La Salamandra

Nella settimana della festa della donna,  cosa meglio fare,  se non portare la mia classe dell'accademia LABA a conoscere l'unica cartaia italiana? 

Il sapere antico,  per lo più maschile,  ha trovato in Antonella Fanni,  de La Salamandra,  un'ottima discendente  al femminile. 

martedì 8 marzo 2016

Toscolano 1381: la maestranza cartaia si protrae nel tempo

Come da tradizione, con le alunne dell'Accademia di Restauro Santa Giulia di Brescia, oggi è scattata la gita al Museo della carta di Toscolano; accompagnatori d'eccezione sono stati Filippo Cantoni e "l'anziano" Giorgio.

Al solito giro per le staze del museo, dove la storia della fabbricazione della carta viene ben rappresentata, abbiamo avuto l'onore di accedere ai laboratori della 
"Scuola per mastri cartai - Toscolano 1381". Dove due, dei sei alunni da poco selezionati per parteciparvi, ci hanno mostrato la formazione del foglio di carta, secondo il metodo fabrianense, imparato dal Cartaio marchigiano per eccellenza: Sandro Tiberi.

Con tanta passione e dedizione questi giovani si stanno applicando per imparare e perpetrare il sapere artigianale che tanto rese famosa l'Italia, e soprattutto, 
per ridar vita alla Valle della cartiere di Toscolano.

Politici italiani ho un segreto per Voi: 
La Tradizione e la Cultura dan lavoro
e questi sei ragazzi lo dimostreranno a breve.
Allora Stato aiuta i Beni Culturali, anzichè bistrattarli, e il pil s'alzerà. Non sono solo le fabbriche il motore dell'economia del Belpaese; sediamo su giacimento d'oro, fatto di tradizioni artigianali, bellezze storico-artistiche e paesaggistiche. (giusto per rimanere in tema: la Valle delle Cartiere è un luogo incantevole a due passi da Brescia e Verona, venire per credere)


TOSCOLANO 1381








LA FABBRICAZIONE ANTICA







lunedì 11 gennaio 2016

Deumidifichiamo!

Ecco qua il Grande acquisto di fine anno, eseguito a contrastare un'umidità relativa difficoltosa nel periodo invernale, e causata l'ubicazione seminterrata dello studio:
 

TROTEC Deumidificatore TTK 75 S
 
 
Deumidificatore TTK 75 S è adatto a deumidificare ambienti fino a 125 metri cubi, qual è "Frammenti di carta".  In generale ho trovato essere un ottimo strumento per modificare i parametri termoigrometrici, a media velocità in poche ore ha abbassato l'U.R. di 3%  e l'ambiente è risultato subito più sano.
 
Chiaramente è un dispositivo domestico e quindi va adattato alle esigenze conservative dei materiali che tratto: manca, infatti, un computer o dispositivo tecnologico per definire i livelli da raggiungere, quindi è necessario imparare a gestire meglio le manopole di comando.
Inoltre, il filtro è standard e non di tipo HEPA (non fornito dalla casa tedesca). Forse cercando in rete si può trovare qualcosa da adattare, in fondo, si tratta di un "tappetino" inviato separato, e installato dal cliente finale (in questo caso da me ;-) )
 
Altri aspetti non trascurabile, è di facile trasporto e movimentazione, grazie alle 4 rotelle, ed ha la possibilità di far fluire esternamente l'acqua di condensa, attraverso un tubo da applicare sul retro, in alternativa al cassetto/contenitore interno. 
 
 
 
 

giovedì 24 settembre 2015

Distacchi

Oggi funambolo intervento di distacco di un pastello su carta,  applicato su un cartone pasta a legno da mantenere, perché portante firma e altre importanti attestazioni di autenticità.
 
Oltre a tanta pazienza,  mano ferma e fortuna,  sfrutto un piano inclinato realizzato con l'ultimo acquisto: un cavalletto da tavolo reclinabile.

martedì 9 giugno 2015

Ombra Cinese





Ombrello da passeggio in carta impregnata,
decorata a tempera.
Manico in legno,
struttura interna in bambù, cucita con filo di cotone



Fissaggio temporaneo con calamite
Sutura strappi con velo pretonato 12,5 gr/mq
Klucel g al 5% in alcol


domenica 7 giugno 2015

GRUPPO 130°

In vista di nuovi ed imminenti eventi, è giusto fare un piccolo ripasso su chi siamo:
 
Eleonora Abate - libri

Laura Barzaghi - opere d'arte su carta

Barbara Cattaneo - fotografie

Federica Delia  - fotografie

Elisa Diaz Gonzales - opere d'arte su carta

Gaia Petrella - libri

Gianlorenzo Pignatti - libri 

Sara Ortego Boldo - opere d'arte su carta

Stefania Ruello - fotografie

Licia Zorzella - opere d'arte su carta
 
 
Il Gruppo 130° è un gruppo indipendente composto da restauratori di libri, opere su carta e fotografie formatosi a seguito del Workshop organizzato a Milano nel Giugno del 2014 offerto dal Consolato Coreano a Milano.
L’obiettivo del workshop è stato quello di offrire ai restauratori italiani e stranieri le conoscenze teoriche e pratiche della storia della carta di gelso dell’Asia nord orientale.


A seguito del workshop, il Gruppo ha deciso di continuare la sperimentazione e la contestualizzazione dell’uso della carta Hanji lavorando nei propri ambiti specifici.
 
 
Finora, i risultati sono stati esposti a Londra, ad aprile 2015, in Città del Vaticano, a maggio 2015. A breve sbarcheremo in Italia, con un incontro a Milano.
 
In ogni occasione gli interventi sono stati accompagnati da altri Restauratori e Professionisti nel campo delle scienze, tarando l'incontro sia secondo la Realtà Ospitante, sia per rendere sempre più completo l'argomento. Con tale ottica stiamo preparando il prossimo evento....WORK IN PROGRESS
 
 
 

sabato 30 maggio 2015

Malinconia da fine lavoro

È un periodo denso: molti lavori in essere;  tanti progetti e idee;  attività varie. Eppure oggi mi sono svegliata malinconica,  orfana dell'opera che ho finito di restaurare pochi giorni fa.   Sebbene mi abbia tenuto in scacco 15 giorni, l'intervento è stato così intenso e l'opera così bella da lasciarmi senza fiato.

giovedì 28 maggio 2015

Archivio Aubertin

A Brescia,  inaugura oggi la nuova sede dell'archivio Aubertin. 
 Non potevo mancare!




















Via S. Giovanni Bosco 1/a
25125 Brescia

mercoledì 27 maggio 2015

Ritocco!

Non è tra le mie operazioni preferite,  il color carta sembra tanto banale, invece è complesso.  Ma il ritocco di manifesti è molto appagante!
Acquarelli Winsor&Newton su carta Japico Kozu natural tinta.

lunedì 11 maggio 2015

The Group 130° ai musei Vaticani


Venerdì 8 maggio i Musei Vaticani hanno ospitato il convegno "L'uso della carta di gelso coreana Hanji nel restauro dei libri e delle opere d'arte su carta", fortemente voluto dalla responsabile del laboratorio interno di restauro di opere d'arte su carta, Chiara Fornaciari Da Passano, ad un mese di distanza dal suo intervento a Londra, al congresso Icon, Adapt&Evolve.

La mezz'ora londinese si è trasformata in due ore e mezza dense di informazioni, con una scaletta ricca di argomenti tecnico-scientifici, storici e applicativi.
Si sono susseguiti in ordine: 




Prof. Nesselrath,
Delegato scientifico dei Musei Vaticani
 
Ecc. Kyung-suk Kim,
Ambasciatore della Corea presso la Santa





Prof. Ulderico Santamaria, 
Responsabile del Gabinetto Ricerche Scientifiche (GRS) e 
Dott. Fabio Morresi  del GRS




 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
quindi i Senior Mentors del Gruppo 130°:

Dott.ssa Nella Poggi Parigi
 









 Dott.ssa Chiara Fornaciari da Passano 







 
                                                                            Prof.  Paolo Calvini






 























e in ultimo tre rappresentanti del Gruppo 130°, nostri portavoce con un power point esemplificante i manufatti cartacei da noi restaurati con carta Hanji, tra dicembre 2014 e febbraio 2015, nel progetto di sperimentazione


per le fotografie:


Dott.ssa Federica Delia 

(con Barbara Cattaneo, Stefania Ruello)
 
per le opere d'arte su carta:


Dott.ssa Laura Barzaghi

(con Sara Ortego Boldo , Elisa Gonzales, Licia Zorzella)
 


per i libri:

 
Dott.ssa Eleonora Abate

(con Gaia Petrella, Gianlorenzo Pignatti)



Si tratta del primo evento italiano e relativo alle nostre iniziali prove, l'intenzione di tutti è che il gruppo prosegua il suo lavoro di sperimentazione e la sua conseguente divulgazione, in altri appuntamenti....

insomma STAY TUNED!