giovedì 17 agosto 2017

VECCHIE MEMORIE NASCOSTE

È la tarda mattinata di un caldo venerdì di fine giugno,  mi trovo in studio a finire febbrilmente alcuni lavori;  d'un tratto il telefono mi riporta al presente (per poco,  perchè come vedremo,  verrò tuffata nel passato recente di Brescia...)
È Daniele Colossi, dell'omonima galleria bresciana: "Licia,  nello smantellare il negozio vicino a noi  [Caprettini Old England] sono stati rinvenuti alcuni manifesti d'epoca. Vieni a vedere?". Capisco l'urgenza; giusto il tempo di mettere in sicurezza quanto sto lavorando e schizzo in Corso Zanardelli, con tutta la curiosità che mi caratterizza. 

Accompagnati dalla sig.ra Rossella Caprettini entriamo nel grande negozio, ormai spogliato di tutto l'arredo, e dove fa da padrona una parete rivestita di manifesti risalenti alla seconda guerra mondiale. Entusiasmante sia arrivata  salva a noi.  

Visto lo stato di conservazione e la tipologia di opere,  benché uno degli autori sia Beccasile,  mi rendo ahimè subito conto che i manufatti non hanno nessun valore commerciale,  per il quale valga la pena il costo di un distacco e restauro. Per di più il tempo a disposizione è esiguo. Immenso è, invece, il senso storico del ritrovamento. Pertanto decido che si debba far qualcosa per salvarli,  visto che il successivo lunedì nuovi affittuari sarebbero arrivati distruggendo tutto....e allora senza pensare al compenso mi ci butto: giusto il tempo di tornare in studio per preparare colla e materiali per un intervento d'urgenza,  e il distacco è iniziato. 

A fine giornata,  dopo 5 faticose ore no-stop,  in cui sono salita e scesa da scalette;  ho fatto acrobazie per staccare tre strati di carta logora,  salvando il possibile,  sono rientrata con un bottino di 4 manifesti:

2 "Divisione San Marco"
2 "Psiup e PCI"

Nonostante ci abbia provato,  purtroppo,  non sono riuscita a recuperare lo strato più prossimo al muro, sempre della Divisione San Marco. Con più calma e qualche mano in più sarebbe stato tutto diverso. Poco importa,  nel mio piccolo e in poco tempo sono riuscita a salvare un po' di storia di Brescia*,  ora in procinto d'essere restaurata e resa al suo proprietario e al suo salvatore. 

FINE PRIMA PARTE 

*per gli approfondimenti storici,  si vedano i sottostanti articoli usciti a riguardo sul giornale di Brescia











mercoledì 16 agosto 2017

ELOGIO ALLA FOLLIA

Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell’uomo più passione che ragione perché fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un’eterna giovinezza. La vita umana non è altro che un gioco della Follia.
Elogio alla follia, Erasmo da Rotterdam


Le mostre da XXX ad XYZ sono da me vissute con sospetto; credo sempre che i due caposaldi, sempre nomi altosonanti, siano specchietti per le allodole. Devo dire che la mostra presentata a Salò "Museo della Follia da Goya a Bacon" è stata una sorpresa. Del primo c'era un piccolo dipinto, in effetti un po' "inutile"; del secondo alcuni disegni, interessanti, considerando che Bacon è più conosciuto come pittore. Nel disegno esprime la stessa forza e disagio....Certo due opere minori, direte voi, ma in mezzo ci sono manufatti di diversa natura (dipinti, sculture, installazioni, video) di autori altrettanto importanti, quali Wildt, Ligabue, Pirandello, che ben indagano il rapporto tra creatività e follia. Anni fa lessi un libro che indagava questo connubbio: "La casa del dottor Blanche", in cui viene descritta una casa di cura parigina che ospitò diversi famosi artisti e scrittori. Da sempre infatti dal tormento nascono opere immense. Sgarbi è stato bravo e coraggioso a proporre un tema del genere in una cittadina vacanziera.




Graffi su muri, lasciate da internati





A corredo della mostra, all'ultimo piano del palazzo, una panoramica di alcuni disegni, tra i 600 costituenti la Civica raccolta del Disegno; il curatore Riccioni ha selezionato una ventina di opere che ci parlassero de "Gli spazzi della (nella) mente.





Consiglio vivamente una visita.



MUSEO DELLA FOLLIA
c/o Musa, via Brunati, 9, Salò (BS)
www.museodellafollia.it



martedì 15 agosto 2017

Pubblicità in mostra

Inaugurerà il prossimo 9 settembre alla Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo in provincia di Parma “PUBBLICITÀ! La nascita della comunicazione moderna 1890-1957”, esposizione che ripercorre l’avvento della pubblicità in Italia, indagandone l’impatto sul marketing e sull’immaginario collettivo. In mostra 200 opere tra manifesti e locandine che coniugano l’arte della grafica a celebri marchi italiani quali Barilla, Campari, Cinzano, Motta e Pirelli

www.magnanirocca.it

Esposti anche una serie di manifesti negli anni da me restaurati.

domenica 25 giugno 2017

Igort&Romolo

In questa domenica piovosa, sono presa dalla lettura dei "Quaderni giapponesi" del fumettista Igort,  volume acquistato a seguito della recente mostra, allestita presso la Galleria dell'Incisione di Brescia.
Esso fonda due mie grandi passioni: il disegno, in questo caso di fumetti, ed il Giappone. Ritrovo tanti spunti e connessioni, tra queste, impensabile, il ricordo di Romolo Romani, ed in particolare di un'opera conservata presso i Musei Civici di Brescia, di cui, purtroppo, non ci sono immagini pubblicate. Mi devo accontentare di fare il confronto con un'opera simile, ma comunque caratterizzante l'associazione mentale appena avvenuta. 



Romolo Romani, Ritratto di Vittore Grubicy de Dragon, 1905
Milano, Gabinetto dei disegni



venerdì 23 giugno 2017

L'ECCELLENZA

In attesa che la mia eccellenza venga riconosciuta (-7 giorni all'ennesima proroga),  mio fratello,  il suo socio e la loro grande azienda/famiglia continuano a vincere!

domenica 11 giugno 2017

Lago di Garda: il paese della carta


Ieri, al museo della carta di Toscolano, è stata inaugurata la mostra "Il paese della carta -

Tradizione e contemporaneità della carta giapponese attraverso le opere di Nobushige Akiyama"

Nobushige san è l'artista che tenne il workshop sulla fabbricazione di Washi, a cui presi parte ad aprile, e che gioiosamente s'è ricordato di me (piccole soddisfazioni).
La mostra è integrata benissimo nel museo della carta, in continuo dialogo tra la fabbricazione occidentale ed orientale.

Non solo per gli amanti di questo materiale, ma per tutti.









venerdì 12 maggio 2017

Maratona di carta

Rientro dopo 2 intensi giorni presso l'Accademia di Belle Arti di Como dove,  all'interno del corso di Restauro del Contemporaneo,  ho tenuto un seminario sul restauro della carta.  16 ore per condensare il TUTTO e fare l'occhiolino all'arte contemporanea.

Afona,  stanca,  ma soddisfatta. A prima vista i feedback mi sono parsi positivi,  la conferma l'avrò solo dopo che ho letto i questionari di gradimento. Non ora. Adesso meritato venerdì sera.

lunedì 8 maggio 2017

Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali

Mercoledì 10 maggio alle ore 18.30 presso lo SpazioAref, Guido Cioni e Daniela Pietrangelo, attivisti di "Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali", presentano l'incontro PLaC - Patto per il Lavoro Culturale: presentazione a SpazioAref volto a sensibilizzare gli operatori e i cittadini sul tema del LAVORO CULTURALE.

La campagna PLaC è nata alla fine del 2015 dalla volontà di un gruppo di professionisti del mondo dei beni culturali di cambiare la realtà lavorativa del settore.

> L'ingresso è libero fino ad esaurimento posti. > L'iniziativa gode del patrocinio della CGIL.

Grafici, artisti visivi, artisti della comunicazione, fotografi, l'Accademia di Belle Arti SantaGiulia vi aspetta a SpazioAref mercoledì 10 maggio 2017 ore 18.30 – Piazza Loggia 11/f

grazie al BLOG!

Sto preparande le ennesime slides per un seminario, che nei prossimi giorni terrò presso l'Accademia Aldo Galli di Como.

Oltre a venirmi in aiuto quanto negli anni passati ho via via preparato ed usato, un GRAZIE infinito va anche a questo Blog.

Qualcuno tempo fa mi disse che pareva un pro-memoria, una sorta di diario di cantiere, dove man mano appunto le mie osservazioni, non solo per condividerle con gli altri, ma anche per fissarle per me. E' proprio così ed ora mi sta tornando molto utile ;-)

giovedì 27 aprile 2017

incongruenze

La scorsa settimana alcune mie ex alunne si sono laureate a pieni voti. Certamente meritevoli del loro punteggio e del loro titolo di studi. Ora sono, infatti, RESTAURATRICE DI OPERE D'ARTE.

Mi fa specie tutto ciò...Loro hanno il titolo, io ancora no, e non so nemmeno quando potrò ottenerlo.

Incongruenze

lunedì 17 aprile 2017

7 anni in Frammenti di Carta

 

Nei giorni scorsi mi domandavo quale fosse il mio sogno, non trovavo risposta, mi sentivo persa....ed oggi, a 7 anni dall'inaugurazione del mio laboratorio, so che i miei desideri risiedono qui, nel mio lavoro, che è passione e vocazione.



Felice colui che ha trovato il suo lavoro; non chieda altra felicità.
(Thomas Carlyle)


Il lavoro non mi piace – non piace a nessuno – ma mi piace quello che c’è nel lavoro: la possibilità di trovare se stessi. La propria realtà – per se stessi, non per gli altri – ciò che nessun altro potrà mai conoscere.
(Joseph Conrad)

sabato 15 aprile 2017

Vaisakhi

Oggi 15 aprile è festa! 
Oggi è VAISAKHI, giornata importante per induisti, buddisti e sikh.

Pur non professando nessuna delle tre fedi, per me è un evento importante. Frammenti di carta ha sede in uno dei quartieri maggiormente popolati da Panjabi e Sikh, quindi, la festa è da me vissuta in pole position. Inoltre, 7 anni fa l'inaugurazione del mio nuovo laboratorio ha coinciso proprio con essa, ed ha, finora, portato bene, secondo lo spirito Sikh.



Ecco di cosa si tratta, grazie al racconto preso dal blog passo in India https://passoinindia.wordpress.com/?s=vaisakhi
"(...) commemora il giorno in cui, nell’anno 1699, il decimo Guru Sikh, Gobind Singh, ha istituito il Khalsa Panth, cioè l’ordine dei Puri, che detiene il potere temporale (civile, militare, esecutivo) nella comunità Sikh ed ha attribuito il potere spirituale non più ad una persona, come era avvenuto sino ad allora, ma ad un libro il Guru Granth Sahib.  In Punjab (qui la festa si chiama visākhī), la regione del nord India maggiormente abitata da noi sikh,  è quindi  tutta una grande festa. I fulcri religiosi più fervidi di questa festa sono il Talwandi Sabo, il luogo dove il Guru ha vissuto nove mesi completando la scritturazione del Guru Granth Sahib, il nostro libro sacro, il  Gurudwara (tempio) di Anandpur Sahib, cioè il luogo di nascita del Khalsa e il Tempio d’Oro di Amritsar. In realtà, ovunque ci sia un gurudwara, c’è stata una grande folla per pregare e leggere Gurbani, i precetti del libro, cantare kirtan e fare il bagno nella piscina del tempio.  Questa festa è anche l’occasione, per  gli agricoltori, di  ringraziare Dio di aver avuto un buon raccolto e pregare che il successivo sia altrettanto prospero; la sera quindi la gente si è divertita eseguendo la Bhangra, una danza che racconta la storia di tutto il processo agricolo, dalla lavorazione del terreno, alla semina, alla raccolta.  La regione da cui provengo, il Punjab, il cui nome significa “terra dei cinque fiumi” è chiamata “granaio dell’India” perché i prodotti derivati dalla sua fertile terra (riso, mais, grano…) approvvigionano tutta l’india, prevalentemente arida, e costituiscono la prima risorsa del Punjab. Potete quindi comprendere l’importanza di una buona riuscita del seminato. In ogni villaggio la festa va avanti con coloratissimi mercati, abili giocolieri, e avvincenti partite di Kabaddi"

BUONA SEMINA

E

BUON RACCOLTO A TUTTI!

sabato 8 aprile 2017

Restauratori/lavapiatti

Una professione meravigliosa quella del Restauratore, che ci distingue nel mondo..eppure in Italia attendiamo da 16 anni il riconoscimento della qualifica da parte del Mibact e nel frattempo, schiacciati dagli interessi prevalenti delle imprese edili, i lavori sono sempre meno e mal pagati. Il pensiero di arrendersi ogni giorno è dietro l'angolo! (Cit. A. Docci)

MAKING WASHI

Workshop “和紙 (WASHI), un mondo di carta”
L’associazione Fuji in collaborazione con il Maestro Akiyama Nobushige, artista a tutto tondo e specializzato in produzione di washi (carta giapponese) secondo il metodo tradizionale del Giappone, ha organizzato Sabato 8 aprile 2017 un workshop in cui abbiamo avuto la possibilità di conoscere la storia di questo tipo di carta e di produrla con l’aiuto degli strumenti tradizionali.

“In Giappone lo sviluppo della carta avvenne parallelamente alla diffusione del buddismo. Nel VII secolo la necessità di realizzare copie dei testi sacri e le esigenze dell’apparato burocratico del nuovo stato centralizzato alimentarono una forte domanda, tanto che la produzione della carta divenne una questione di rilevanza nazionale. All’inizio dell’VIII secolo fu fondata a Kyoto una manifattura statale di carta (Kamiyain) dove venivano lavorati con le migliori tecniche materie prime selezionate provenienti da ogni regione del paese.
La materia prima per produrre la carta in Giappone si ricava da tre specie vegetali: il kōzo della famiglia dei gelsi, il ganpi e il mitsumata della famiglia delle thymelaeaceae: di queste piante vengono utilizzate le fibre del libro.
Il materiale più diffuso è il kōzo. La sua coltivazione è semplice, i raccolti sono costanti e le fibre, lunghe da 8 a 10 millimetri, sono particolarmente adatte per produrre una carta resistente e durevole: per queste ragioni ancora oggi la maggior parte della carta giapponese washi è prodotta con il kōzo.
Il ganpi, della famiglia delle thymelaeaceae, sin dall’antichità è stata utilizzata per produrre la carta esclusivamente in Giappone; essendo diffice da coltivare ancora adesso si raccolgono esemplari selvatici. Le fibre sono corte, da 3 a 5 millimetri e se ne ricava una carta di grande bellezza, lucente e traslucida, caratterizzata inoltre dalla grana molto fine ma resistente dovuta alla viscosità delle fibre. Nel medioevo la carta di ganpi era chiamata, per il colore che ricorda quello delle uova, torinokokami (“carta dei piccoli di uccello”) ed era definita “la regina delle carte”.
Anche il mitsumata appartiene alle thymelaeaceae. Le fibre sono corte, da 3 a 5 millimetri. Deve il suo nome (“tridente”) alla caratteristica ramificazione. In Giappone è la materia prima principale della produzione di banconote.

RIF. COMUNICATO STAMPA



Chiaramente non ho potuto mancare, ed insieme all'amica cartaia Antonella Fanni, ho finalmente fabbricato un foglio di WASHI! Ora cercherò di farne degli altri impiegando i metodi provati e usando la materia prima recuperata dai ritagli dei vari fogli che normalmente uso e che negli anni ho gelosamente immagazzinato.

Di seguito qualche immagine della bellissima esperienza


BATTITURA DI KOZO
SFIBRATURA DELLE FIBRE DI KOZO


SCOLATURA
RIMOZIONE DEL TELAO


ASCIUGATURA DEL FOGLIO FINITO


domenica 19 marzo 2017

Nothing is impossible

Niente è impossibile,
nemmeno una vertebra rotta può fermarti,
se il tuo sogno è superare il guinnes dei primati facendo il giro del mondo in bicicletta.

Quanta forza, coraggio, determinazione e serenità ho sentito stasera nelle parole di Paola, nella sua presenza, nei suoi sogni




All'interno del libro, molto più di una dedica manoscritta; 
un motto di vita:

"Per non arrenderti mai.
Per ricordarti che i nostri limiti sono solo mentali.
Per continuare a sognare con testa, gambe e cuore sulle strade del mondo"







giovedì 16 marzo 2017

Profumo di pane appena sfornato...

Facebook mi ricorda questo pensiero di sette anni fa,  sempre persistente...

"Profumo di pane appena sfornato: mi ricorda quando facevo la commessa in forneria. La mia professione è, infatti, frutto di tanto studio ed esperienza, ma anche di svariati lavori, che nel tempo ho fatto per potermi mantenere e che, in qualche maniera, tuttora mi aiutano. La crisi economica, il mancato riconoscimento del titolo e l'aver ricominciato da capo da sola, 5 anni fa (oggi festeggio il trasloco!!!), sono certamente difficoltà per una professione complicata e un settore di nicchia."

domenica 12 marzo 2017

L'era della carta - Daniele Papuli

Da ieri, La galleria Colossi Arte contemporanea di Brescia propone la mostra di Daniele Papuli, anomalo scultore milanese, che per le sue opere preferisce la carta, alle tipiche materie prime. Avvicinatosi a questo prodotto in seguito ad un viaggio a Berlino, ove ne vide la fabbricazione, rimanendone affascinato per la sua "voluttuosa morbidezza, per il sapore ancestrale che stimola la percezione sensoriale".

Daniele ama la carta, la sente, ci dialoga.....

Per eseguire le sue opere, pertanto, sceglie accuratamente cartoncini di media grammatura, spesso li tinge personalmente e rifila a mano, sfruttando il taglio del foglio che, sapientemente domato, crea forme, luci ed ombre. Sono proprio queste ultime che dialogano con l'osservatore, attirandolo all'interno dei meandri e delle sinuose volumetrie che costituiscono le sculture.

Inutile dire che adoro il suo operato; ne sono rimasta rapita lo scorso anno. Finalemente ieri, all'inaugurazione della mostra, ho avuto la fortuna di conoscere Daniele e con lui dialogare, in una condivisione di sensazioni e di conoscenze. La carta è un materiale magico! Ora non vedo l'ora di andare a vedere il suo studio.....



"qui c'è la carta, sola, muta, senza parola alcuna e la poesia la fa la forma con cui è toccata, il colore non dato ma ad essa sostanziale e per il quale è scelta, e poc'altro ancora." cit. Raffaella A. Caruso








                                                            


per info: 
Colossi Arte Contemporanea
Corsia del Gambero, 13
25121 Brescia
www.colossiarte.it



 

sabato 11 marzo 2017

Piccole grandi gioie

Tornare a casa e trovare nella cassetta della posta un plico spedito da Cambridge,  contenente il catalogo della mostra dove sono esposte tre xilografie da te restaurate...

Ricevere la telefonata del cliente che ti fa i complimenti e ringrazia per il lavoro eseguito,  nonostante tu abbia tenuto via la sua opera per oltre un anno...

Piccole grandi gioie di un lavoro, che è la tua passione. Questo fa capire che gli sforzi per arrivare fin qua sono valsi la pena.

mercoledì 8 febbraio 2017

Sarenco addio

In questi giorni è mancato Sarenco, poeta visivo, bresciano di nascita, ma africano di Patria.

Ho avuto la fortuna di conoscerlo, poichè suo figlio è stato mio alunno, nonchè veder molte sue opere, conservate alla Fondazione Berardelli.

La sua connessione con l'Africa è tangibile nei materiali, nelle iconografie e nella poetica. 
Lascia un vuoto, colmo di parole ed evocazioni.

http://frammentidicarta.blogspot.it/2015/04/i-70-di-sarenco.html



domenica 5 febbraio 2017

Clichè verre

Da quando la mia strada ha incrociato il mondo del restauro, gusto e vivo le mostre diversamente; osservo le opere indagando principalmente l'oggetto, perdendo il soggetto. Questo lo recupero solo in un secondo momento. Così la mia attenzione è in primis attirata dagli stati di conservazione, dai montaggi, dai restauri e dalle tecniche d'esecuzione. Acquisisco nuove informazioni, in un continuo e  infinito aggiornamento professionale.

Oggi alla mostra Dada ho incontrato una tecnica a me sconosciuta il clichè verre. Di questa ho trovato un'esauriente descrizione nel blog di http://ginodigrazia.altervista.org/ e che di seguito copio-incollo



La Gravure Diaphane  o Clichés-verre

Cliché Verre è una tecnica fotografica tradizionale, dove un artista di solito attira su di una lastra trasparente (di solito vetro) e quindi espone il risultato su carta fotografica. Il processo di Cliché Verre a cavallo del confine tra fotografia e incisione. disegni, dipinti su vetro in vernice o pittura ad olio, o graffiato in emulsione di una piastra appannata ed elaborata utilizzando un ago dell’ acquaforte. i risultati sono poi stampati o ampliati su carta da stampa fotografica.

Cliché-verre  dal francese, Cliché – vetro”, blocco stampa di vetro e’ una stampa manuale a pressione su una lastre di vetro (acidata) con processi fotochimici. è stato sviluppato intorno al 1855, la tecnica fu utilizzata principalmente da Camille Corot.  Dopo le prime sperimentazioni di Fox Talbot del 1839 e la prima apparizione ufficiale, nel 1851, di una caricatura di George Cruikshank ove era scritto “Etched on Glass” si conoscono le suggestive immagini degli artisti sperimentatori, Corot, Delacroix, i maestri di Barbizon, Rops, gli italiani Fontanesi e Borromeo, relativamente al XIX secolo, Man Ray, Tal Coat, Ernst, Brassaï, Tabard, Hirtzel, Stalder nel XX secolo*.

Il tipo più semplice di processo è da applicare su una lastra di vetro un rivestimento opaco (Ad esempio, asfalto)  e poi su questo strato fare un disegno. Dopo aver posizionato la lastra di vetro (in una camera oscura) su carta fotografica, la luce arriva all’esposizione  solo sui punti esposti, scavati con gli aghi di incisione sul supporto dell’immagine fotosensibile. Il disegno è inciso ed e’ visibile nero su uno sfondo bianco sulla carta fotografica.

Il blocco stampa di vetro (Chiamato anche Incisione Diaphan o cliché verre) è una tecnica grafica usata soprattutto nella metà del 19 secolo, quando tra gli artisti francesi essa era molto popolare.

Si tratta di un ibrido tra fotografia e disegno a mano. I fogli sono stampe fotografiche create da una negativa creata a mano. la produzione di stampe Questo tipo di stampa manuale non è una semplice sostituzione di altre tecniche come l’ acquaforte, la litografia o l’ incisione. La costruzione della piastra negativa è relativamente semplice, ma richiede elevate capacità tecniche per ottenere la produzione di fogli di stampe originali, che non sono né troppo chiare né troppo scure. Un fotografo esperto può – come un  tipografo specializzato nel settore della stampa – influenzare la qualità delle stampe.

Questa tecnica è stata molto popolare specialmente nel gruppo dei pittori paesaggisti di Barbizon, un villaggio nella foresta di Fontainebleau in Francia.

Il suo periodo di massimo splendore fu di breve durata. Rapidamente scomparve dal repertorio dell’artista e sembra che fosse in primo luogo la sperimentazione, il bisogno che ha animato ad usare il cliché verre.

Gli artisti più importanti che hanno usato questa tecnica furono: Camille Corot (circa 66 disegni), Charles-Francois Daubigny (circa 18 disegni), Jean-Francois Millet (due disegni), Eugène Delacroix ( 1 disegno). Nel 20 ° secolo sperimentarono con questa tecnica artisti come Picasso, Man Ray e Brassai.

Per produrre un cliché verre, una lastra di vetro è rivestita con uno strato opaco (spesso di colore scuro, inchiostro o collodio) (Kollodium). Può essere inchiostrata sopra la luce e posizionata su uno sfondo scuro, per meglio seguire il processo creativo.

Il disegno si ottiene graffiando con aghi di incisione sul rivestimento della lastra di vetro. Quando si tracciano le linee del disegno queste appaiono attraverso lo sfondo scuro aperte in bianco e nero.  Nei luoghi incisi la piastra è trasparente. Esposta alla luce su una  lastra di vetro rivestita fotosensibile con o una carta fotografica, il disegno inciso appare in positivo, il disegni e’ capovolto e in questo modo fotochimico puo’ essere riprodotto a piacere.

Nell’accezione originaria lastra di vetro rivestita di vernice nera o dipinta con vernici semitrasparenti o sensibilizzata e sviluppata dopo esposizione uniforme alla luce, sulla quale è possibile disegnare con uno strumento appuntito, successivamente utilizzata quale matrice negativa per stampe fotografiche a contatto o per ingrandimento, combinando manualità e processo fotografico consentendo all’autore di recuperare in toto il proprio ruolo creativo pur misurandosi con la tecnica di stampa fotografica e con le possibilità di esposizione dell’immagine che questa comporta. Messa a punto in lnghilterra tra 1835 e 1839 da William Henry Fox Talbot e dai fratelli W.E.F. Havell con J.T. Willmore, questa tecnica è stata praticata solo a partire dai primi anni cinquanta dell’Ottocento, dopo l’invenzione delle lastre al collodio, in particolare dal pittore J.B.C. Corot e da altri della scuola di Barbizon in Francia e dopo la metà Ottocento da A. Fontanesi e V. Cabianca in Italia. Il cliché-verre è stato più volte reinventato da autori diversi, tra cui Picasso (1932-1937), Brassai (1934-1935), F. Sommer (1857-1980) e dal fotografo italiano Nino Migliori (1950-1970).

Cliché Verre è una combinazione di arte e fotografia. In breve, è un metodo di incisione o, pittura o disegno su una superficie trasparente, come il vetro, carta o pellicola sottile e stampare l’immagine risultante su una carta sensibile alla luce in una camera oscura fotografico. Si tratta di un primo processo praticata da un certo numero di pittori francesi nel corso del 19 ° secolo. Il paesaggista francese pittore Camille Corot era il più noto di questi. Alcuni artisti contemporanei hanno sviluppato tecniche per realizzare una varietà di linea, il tono, la consistenza e il colore attraverso la sperimentazione di film, satinato Mylar , vernici e inchiostri e un vasto assortimento di strumenti per la pittura, incisione, graffio, allo sfregamento e imbrattare.   Cliché Verre è un termine francese. Cliché è un termine di stampa: un cast da lastra di stampa, mentre verre significa vetro.   Cliché Verre è stata una delle prime forme di riproduzione delle immagini prima dell’avvento della macchina fotografica. Come un precursore alla fotografia, Cliché Verre potrebbe rappresentare fedelmente la scena originale, senza le variazioni di tonalità disponibili nel campo della fotografia moderna.

E’ una tecnica fotografica in cui il fotografo incide l’immagine su un pezzo di vetro che è stato affumicato sopra con una candela.   Dopo che l’ artista disegna l’immagine, mette un pezzo di carta fotosensibile su di esso e lo lascia al sole, per cui l’immagine viene trasferita sulla carta. Un certo numero di stampe può essere effettuata utilizzando lo stesso pezzo di vetro.  Quando il vetro non e’ stato inciso, la carta risulterebbe più scura perché era in questi luoghi che la luce è in grado di passare attraverso il vetro e il colore della carta fotosensibile.

Cliché-verre , una tecnica ibrida, al confine tra fotografia e incisione. L’immagine viene disegnata con un bulino o altro strumento appuntito su una lastra di vetro rivestita con uno strato opaco di collodio e collocato su una superficie nera. Ogni colpo rimuove una striscia di collodio, e il disegno appare in nero in cui è esposto il vetro. Quando il disegno è finito, la stampa viene effettuata su carta salata come nella fotografia tradizionale. Il risultato è un disegno riproducibile con mezzi fotografici. La procedura è stata perfezionata c. 1853 dal fotografo francese Eugène Cuvelier (1837-1900), e utilizzato da pittori del Arras e la scuola di Barbizon (compresi amico Cuvelier di Camille Corot, Daubigny, Rousseau e Millet) tra il 1853 e il 1874. Varianti del processo sono stati utilizzati nel 20 ° secolo dal giovane Paul Klee, Man Ray , e Gyorgy Kepes

Questo processo è diminuito in popolarità dal 19 ° secolo, ma è bello vedere che gli artisti contemporanei sono ancora utilizzando questa tecnica. Courtney Johnson ha re-inventato questa tecnica per il 21 ° secolo;. l ‘artista dipinge sul vetro, scansioni in lastra di vetro come un negativo, e stampa poi il pezzo finale come immagine fotografica Nel contesto, l’opera descrive una transizione di tempo. Col passare del tempo il cambiamento paesaggi, i paesaggi di campagna diventata la città-paesaggi. I terreni sono comprato e costruito su. La rielaborazione della tradizionale tecnica Cliché Verre con il progresso tecnologico serve solo per evidenziare il passare del tempo.

Una volta era descritta come “ancella della scienza” ed è stata ignorata  come una forma d’arte valida. L’avvento della rivoluzione industriale era visto come “senz’anima”, così l’arte-forma nasce da nuove scoperte scientifiche e sono state respinte. Per fortuna, la fotografia è ora ampiamente accettata come una forma d’arte, ma prova che la storia dell’arte, della scienza e della fotografia è lungo e complicato.

Il disegno è graffiato su un pezzo di vetro affumicato, che viene posizionata su un foglio di carta sensibile ed esposto alla luce. L’area annerita del vetro funge da inchiostro, proteggendo il foglio sottostante dalla luce, quindi la creazione di linee nere sulla carta.

http://ginodigrazia.altervista.org/una-rara-tecnica-incisoria-il-cliche-verre-la-cosiddetta-gravure-diaphane/

Ammetto che se avessi tra le mani un'opera ottenuta con la tecnica del clichè verre, probabilmente, non la riconoscerei, ma forse, ora, potrei dubitarne l'impiego. L'arte moderna e contemporanea è piena di insidie, non solo per il supporto cartaceo costituito da nuove sostanze, ma anche da altri materiali di sintesi soprammessi: visitare mostre, fiere, studi d'artisti, laboratori d'artigiani, negozi di belle arti ecc.... è pertanto indispensabile per colmare le lacune ed acquisire più informazioni possibili. Non si smette mai di imparare, la curiosità e lo spirito d'osservazione sono parte importante della formazione.



I bambini stanno bene

Approfittando del Dadaparty, evento organizzato da Brescia Musei, in occasione dell'anniversario della nascita del Cabaret Voltaire, sono tornata a visitare la Mostra:




Romolo Romani era un ottimo disegnatore ed un genio assoluto, mancato troppo presto. Tutto il corpus di opere ha un sottofondo di inquietudine, ma nell'insieme e grazie all'allestimento semplice e caldo, la mostra è sorprendente, di classe ed evocativa






Nonostante i maufatti siano stati restaurati da più mani, con tecniche differenti e in tempi diversi (la maggior parte in occasione della mostra, una decina di pezzi qualche anno fa) si è riusciti ad ottenere una buona omogeneità, ed un indiscusso miglioramento dello stato di conservazione e della valenza estitica.



È stato un sollievo trovare "Il Credenzone" immutato, segnale di una corretta gestione dei parametri ambientali, è infatti molto sensibile ai cambiamenti termoigrometrici. 



È una soddisfazione rivedere i propri lavori a distanza di mesi, in ottime condizioni.





carte contemporanee

Secondo evento della rassegna internazionale E’CARTA Mini carte contemporanee, che vede la partecipazione di 125 artisti con opere dalle tecniche e dai contenuti più diversi, avendo come unico comune denominatore la carta. 
"E' sempre interessante risalire all'etimologia delle parole e l'etimo del termine carta è partilcolarmente significativo, si può infatti far risalire la parola carta al latino charta e al greco charasso che ha il significato di “incidere, scolpire” come si incidevano un tempo le lettere sulle tavolette di cera...E' da questa suggestione, unita alla naturale vocazione per la grafica d'arte e per le opere su carta, che nasce la collaborazione di SpazioMantegna con La Forza del Segno; entrambe le Associazioni sono accomunate dall'interesse e dalla volontà di promuovere l'incisione come pratica artistica, dove il segno e la carta diventano protagonisti e strumenti indiscussi dell'opera e dell'espressione. Grazie a questa Rassegna dal respiro internazionale la Carta diventa dunque un supporto privilegiato e prezioso, da preservare e da conservare." (Laura Di Fazio)
Artisti partecipanti: Antonella Agnello, Fabrizio Allegro, Antonino Attinà, Ariberto Badaloni, Francesca Bagnoli, Jean Claude Baiocchi, Orazio Barbagallo, Manja Barthel, Giuliana Bellini, Marisa Bellini, Antonia Benetti, Giovanni Blandino, Michael Bona, Marco Bonfitto, Mario Borgese, Milvia Bortoluzzi, Carla Bovi, Maria Piera Branca, Claudia Cabras, Antonia Campanella, Gabriele Canetti, Matteo Cannata, Anna Maria Caputo, Gianpiero Castiglioni, Cristine Cezanne-Thauss, Paolo Ciaccheri, Elena Chiesa, Malgorzata Chomicz, Sara Clemente, Valeria Clementi, Donatella Lolita Coli, Cristina Crescenzio, Graziella Da Gioz, Clotilde De Lisio, Fausto De Marinis, Angelo De Martin, Valentino De Nardo, Rita Demattio, Isa Di Battista, Laura Di Fazio, Fernado Di Stefano, Luciana Donofrio, Fausta Dossi, Fabio Dotta, Martina Dubini, Chiara Duzzi, Cor Fafiani, Babiscia Barbara Fallini, Elena Fodera, Gino Fossali, Monica Frisone, Elena Frontero, Lara Galli, Vanessa Galli, Priscilla Ganassini, Giulia Gentilcore, Mirella Gerosa, Martin Gerull, Cristina Ghiglia, Vittoria Giobbo, Alberico Gnocchi, Paola Grott, Eleanor Hofer, Hokan, Jarry Iris, Safa Kasaei, Francesco Lasalandra, Giulia Lazzaron, Caroline Louise, Federica Lucchini, Stefano Mammoliti, Italo Mapelli, Francois Marcadon, Mimma Maspoli, Marisa Massarelli, Pierfrancesco Mastroberti, Alfredo Mazzotta, Carla Meocci, Mina Mevoli, Maria Micozzi, Walter Milanesi, Marcela Miranda, Sara Montani, Montano Maria Grazia, Laura Moretto, Maurizio Carmine Muolo, Roberta Musi, Gunilla Oldeburg, Maria Antonietta Onida, Andrea Pacini, Beatrice Palazzetti, Cinzia Panarco, Susanna Pellegrini, Claudia Pierdomenico, Antonio Pilato, Melisa Pires, Dione Rabelo, Iva Rehova, Grazia Reiner, Nicola Romilio, Tinia Rugenbrink, Luigi Saiu, Silvia Sala, Andria Santarelli, Kadie Schmidt Hackenberg, Renato Sciesa, Filippo Scimeca, Salvatore Sebaste, Eugenia Serafini, Giuseppe Siliberto, Julia Smolenkova, Paola Soldà, Barbara Soterio, Alessia Stella, Carlotta Superti, Vinia Tanchis, Nel Ten Wolde, Fernando Tiboni, Gianfranco Tognarelli, Togo, Bianca Maria Vacher, Giuseppe Vadalà, Valentina Zanchin, Simoneta Zanuccoli.
I curatori
Antonia Campanella e Laura Di Fazio
Patrocini: Comune di Cassina de’ Pecchi, Comune di Elacourt (FR),
Organizzatori: Associazione La Forza del Segno (Cassina dè Pecchi) e Spazio Mantegna (Milano)
Gemellaggi: Associazione Gemellaggio Comune di Cassina dè Pecchi, Associazione Gemellaggio Ville de’ Elancourt (FR)
In collaborazione con: Maio, Spazio Mantegna, Acada Assculturale
Progetto e coordinamento: Antonia Campanella e Laura Di Fazio

sabato 4 febbraio 2017

DaDa?

Il 2016 ha visto il centenario dalla nascita della corrente Dada, Brescia e il suo museo ha dedicato ad essa una grande mostra. Credo che sia una delle espresiioni artistiche poco studiata a scuola, ridotta a qualceh riga del libro di storia dell'arte, e ammetto di conoscere poco anche io, confondendola con il futurismo. Non mi farò pertanto scappare l'evento di domani DADAparty, al Museo Santa Giulia, grazie a cui, spero, riuscirò a colmare le mie lacune.



#DADAParty Tutto il programma ⤵
Domenica 5 febbraio: la mattina dalle 11.00 alle 13.00 sarà proprio il Cabaret Voltaire! lo scenario per insoliti incontri con stravaganti personaggi, che daranno voce e vita a poesie dadaiste, coinvolgendo i visitatori in momenti di imprevedibile divertimento.

Il pomeriggio invece alle 14:30 con replica alle 15:45 e 17:00 sarà possibile partecipare ad un evento unico che si terrà in mostra. Lo spettacolo teatrale per cuffia che racconta la storia di un incontro fuori dal comune tra personaggi fuori dal comune. Un radiodramma, della durata di 45 minuti, che ci farà viaggiare proprio nella Zurigo del 1616 e precisamente facendoci partecipare alla vita del Cabaret Voltaire, che a Brescia è ricostruito in mostra: lì si radunarono in molti per assistere alle particolari performance dadaiste. Sembra che ci fosse pure James Joyce ed è molto probabile l’arrivo di Lenin. Il rivoluzionario russo abitava, infatti, nella stessa strada, a pochi metri di distanza dal ritrovo e da settimane si lamentava del rumore proveniente dal locale…
Dada 14 luglio 1916. Omaggio al centenario del Dadaismo è uno spettacolo per cuffie prodotto dal secondo canale della Radio della Svizzera Italiana. Sarà presentato a Brescia in un'unica data italiana, dopo l’anteprima avventa lo scorso anno a Bellinzona, in occasione del Festival Territori. Flavio Stroppini, autore dell’opera, ha dato voce non solo agli artisti, ma anche a coloro che furono vicini al movimento: Tristan Tzara (Claudio Moneta), Lenin (Matteo Carassini), Jean Arp (Davide Garbolino), Sophie Taeuber (Jasmine Mattei), James Joyce (Luca Maciacchini), e Hugo Ball (Riccardo Ruggeri) accompagnati dal pianista-compositore Andrea Manzoni. "Dada è una nuova tendenza artistica". Così recitò Hugo Ball durante la prima serata ufficiale del dadaismo dadaista che si svolse a Zurigo il 14 luglio 1916 nel piccolo Cabaret Voltaire.
La giornata si concluderà con una performance musicale alle ore 18.30 presso la White Room del Museo di Santa Giulia dal titolo CORTI DADA & DINTORNI CON LIVE SOUNDTRACK ELETTRONICA ESEGUITA DA PAINE’ CUADRELLI.

L’evento sarà dedicato alle intersezioni straordinarie tra musica elettronica e immagini dada. Protagonista Painè Cuadrelli (1976) sound designer, produttore musicale e dj, che dialogherà con le opere cinematografiche dei grandi esponenti del movimento dadaista: Hans Richter, Man Ray, René Claire, Fernand Léger, Dudley Murphy, Viking Eggeling. Sonorizzazioni uniche, inedite e composte appositamente per l’evento da Cuadrelli in una serata unica nel suo genere.
Painè Cuadrelli, figura centrale nella scena musicale elettronica italiana, ha suonato in club e festival in Europa, Stati Uniti, Russia e America Latina. Tra i vari progetti, ha formato la dj-band I Maniaci Dei Dischi (con Dj Fonx), Soslo (con Sergio Messina). Coordina il corso di Sound Design all'Istituto Europeo di Design di Milano dove insegna Progettazione Sonora ed è fondatore e direttore artistico della piattaforma multimediale Compl8 Produzioni.
Ha recentemente pubblicato "Yellowblack EP" e sta lavorando su diversi progetti discografici, multimediali e interattivi.

A concludere la serata un brindisi per augurare lunga vita al Dada e al Cabaret Voltaire!

Tutti gli eventi della giornata saranno gratuiti e compresi nel costo del biglietto della mostra!

venerdì 3 febbraio 2017

Durata delle immagini fotografiche

"Way Beyond Monochrome 2e: Advanced Techniques for Traditional Black & White". 
R. Lambrecht / C. Woodhouse
FocalPress




Documentatissimo libro con approfondimenti tecnici, diagrammi, fotografie, tabelle, confronti.

Grazie a Gabriele Chiesa per la preziosa segnalazione. 

Qui il confronto tra analogico e digitale in termini di "tempo di obsolescenza" e "speranza di vita".

Photo Techniques Magazine stated: "All our readers need to know about this very useful book." Indeed, there is no other compendium that is as in-depth as this for the beauty and magic of fine-art black-and-white photography. With 560 pages and over 1,000 illustrations, Way Beyond Monochrome starts with conceptual lessons of composition and takes you through image capture, exposure, controlling tonality, variable-contrast paper, archival printing, mounting, framing and presentation with simple concepts to an advanced level. This new edition has been completely revised and heavily expanded, adding over 250 pages to the original edition with new chapters on print mounting, spotting, framing, digital negatives, utilizing digital technologies for alternative processes, and fabulous do-it-yourself projects. Overall, the authors have created a thoroughly researched, technologically sound yet aesthetically pleasing, inspirational bible for monochrome photography.

New to this edition:

  • almost double the content
  • a new section discussing the path from visualization to print, illustrating the interaction between eye and brain, explaining the rules of composition and when to break them to produce photographs with impact
  • a new section on presentation including hands-on mounting, matting, spotting, and framing
  • image capture has a more in-depth focus, now covering pinhole photography and digital capture
  • now includes making and printing with digital negatives
  • a new section discussing the pros and cons of typical image-taking and image-making equipment
  • plus new do-it-yourself projects, including many darkroom tools and an electronic shutter tester
  • a useful collection of templates, to copy, cut-out and take with you in your camera bag or use in the darkroom
  • an appendix with all the recipes to make your own darkroom chemicals from scratch
  • all illustrations improved and updated
  • improved index with 1,400 references